Riporto il commento di Alberto circa il mio ultimo articolo sulla campagna virale made in Honda:

” Il video molto bello, ma un ignorante (anche se sto cercando di rimediare) del marketing come me si permette una domanda.
Ha senso fare questi spot? uno spot è vero, dovrebbe suscitare emozioni positive a gradevoli in chi lo fruisce, essere facile da ricordare, rimanere impresso.
Ma non dovrebbe anche presentare il prodotto?
Se non avessi mai sentito parlare della honda, come faccio a capire che fanno auto? potrebbero anche fare arei, tute rosse per paracadutisti o tostapane: tanto di prodotto non qui non si parla.
ripeto, non è una polemica; vorrei solo sapere da voi che ve ne intendete più di me qual’è la reale efficacia di spot come questi.
un saluto e alla prossima!”

Allora, vediamo di rispondere a tutte queste domande :) Poi, se ce ne sono altre, non esitate a commentare :)

1Q - Ha senso fare questi spot?

Non si trattano propriamente di spot. I Viral sono dei filmati, il più delle volte realizzati con camera mobile.

Il Marketing Virale è uno  degli strumenti del Marketing non-convenzionale che vuole sfruttare le capacità comunicative dei diversi media ad oggi conosciuti utilizzandoli come canali comunicativi in grado di diffondere proprio come un “virus” i suoi messaggi.

In linea generale sfrutta il passaparola naturale controllandone in parte gli effetti.

L’obiettivo di questi filmati (che solo in minima parte divengono poi spot veri e propri riconosciuti dalla società e utilizzati come immagine corporate) è quello di far parlare di sè in maniera creativa, divertente e soprattutto differenziarsi nella memoria. In linea generale noi riceviamo migliaia di input al giorno da ogni tipo di fonte: pubblicità, radio, giornali… cosa ci permette di selezionare e condividere con altre persone alcune “esperienze” in particolare? La diversità. Devono stupirci. Che poi questo avvenga in maniera positiva o negativa è del tutto soggettivo (anche se in genere, per la maggior parte della comunicazione, si cerca di utilizzare messaggi positivi). Il fatto che sia così impattante il video / ambient / guerrilla che sia, lo rende immediatamente reperibile nellarea dell’ippocampo del cervello e di conseguenza trasferibile facilmente nell’area della memora a medio lungo termine.

2Q - Ma non dovrebbe anche presentare il prodotto?

Dipende da cosa vuoi trasmettere: un’immagine Corporate o un’immagine di prodotto. Il caso Honda è sicuramente di primo tipo: “la conquista del cielo dopo aver conquisttao l’asfalto“. Ovviamente del tutto allegorico: nessuno li riconosce come detentori assoluti del mercato delle auto/moto. E’ un’autoproporsi a tale. E’ una fase di esaltazione del marchio.

Poi c’è da tener presente che non parliamo di un’azienda da poco nata o appartenente a settori di mercato di nicchia. Parliamo di un marchio ben conosciuto e da molti apprezato.

3Q - Qual’è la reale efficacia di spot come questi?

Difficile da dire. Dipende dal target in genere. Il viral porta con sè dei tag e delle localizzazioni on line /off line che permettono di essere raggiungibile da un determinato pubblico stabilito in anticipo dalla stessa azienda.

Il caso Honda è un caso di marchio di beni che possono ritenersi in un certo senso di massa (chi non ha una macchina al giorno d’oggi???). In generale, gli utenti che si rivolgono ad internet per valutare acquisti, tenersi informati sulle mode o semplicemente navigare sono ormai valutabili in una forbice molto ampia. Ricerche recenti hanno rilevato che i giovani per il 96% hanno dichiarato di conoscere e sfruttare a pieno almeno 6 canali di informazione.

Il 95% delle persone con età compresa tra i 5 e i 60 anni spendono in media 48′ al giorno su internet.

Per un bene di massa, direi che Internet è un luogo decisamente idoneo per dar voce alle proprie campagne virali.

La stessa cosa non la consiglierei a un’azienda di nicchia  i cui utenti-target sono persone che non sfruttano a pieno la rete o che non sono sensibili a questo tipo di promozione.

Direi che è più che altro una ricerca di carattere sociologica piuttosto che meramente statistico. 

Oggi, l’obiettivo più oneroso per un’azienda è quello di conoscere il proprio cliente. Deve conoscere le sue abitudini. Riconoscere i suoi punti di forza e colmare le sue lacune.

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