La vera innovazione viene dai nostri clienti?

18 Nov 2008 In: Varie, economia, marketing, università

Come insegna Doc. Wikipedia, l’Innovazione è

L’implementazione di un prodotto nuovo o significativamente migliorato (sia esso un bene o un servizio), o di un processo, un nuovo metodo di marketing o un nuovo metodo organizzativo in ambito di business, luogo di lavoro o relazioni esterne.

Ok, ok, ma chi la spinge davvero?

Chi non si è mai sentito geniale nel vedere esauditi i propri desideri dopo mesi passati a pensare a quanto sarebbe stato bello avere un iPod che capisse da solo che tipo di musica avessimo voglia di ascoltare senza farci impazzire con lo zapping sfrenato da Mp3? Chi un anno fa non ha mai pensato che sarebbe stato carino (inutile…ma carino) avere un telefonino che avesse un sensore di movimento e adattasse l’orinetamento del display di conseguenza? E poi eccoci sorpresi dall’iPhone e da altri similari…

E allora? Sono le aziende che leggono nei nostri pensieri, o forse sono proprio i nostri bisogni e il nostro manifestarli palesemente (anche quando sono ridicoli) a smuovere le aziende e a realizzare prodotti che siano appetibili per il mercato e per il consumatore?

Come avviene la raccolta di feedback, l’analisi dei bisogni e l’implementazione del prodotto varia poi da azienda ad azienda seguendo modelli di business activity/organization che tengono presente costo e mercato di sbocco.

Il prezzo dell’innovazione infatti non può basarsi esclusivamente sull’analisi dei costi come tutti ci insegnano da tempo, spesso è il mercato a decidere quanto lo deve pagare e quanto deve costare al produttore. Quasi tutta la catena è già completa nella mente del consumatore (inconsciamente talvolta) nel momento in cui il produttore si accorge che ora di innovare.

Di fatto l’innovazione non è mai perfettamente on-time, è piuttosto condizione necessaria e sufficente per il mantenimento di quote di mercato, dei propri partners e addirittura fondamentale per la stessa sopravvivenza della Corporate.

A seguire una breve analisi del fenomeno dell’Innovazione attraverso una brillante presentazione a cura di Luca de Biase

 

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Facebook: una partita a perdere?

16 Nov 2008 In: Varie, economia, marketing, network

Facebook: una partita a perdere?

Net Sourcer pubblica ieri un articolo molto interessante circa l’attuale situazione finanziaria del colosso Facebook.

Notizia di pochi giorni fa recita infatti che alcuni pacchetti azionari di minoranza di facebook sono passati di mano (in transazioni private, dato che non è quotata) tra investitori a prezzi che attribuiscono un valore implicito all’azienda di soli 4 miliardi di dollari.

Vogliamo prendere qualche numero facilmente desumibile dalla rete?

- I ricavi del 2007 sono stati pari a 150 milioni di dollari.

- Le previsioni per il 2008 si situavano nel range 300-350 milioni

- La fine dell’anno si avvicina e pare che l’obiettivo non sarà rispettato.

   Per l’anno in corso i ricavi non supereranno infatti quota 265 milioni

Come rende noto Alex, dai dati  disponibili il 2008 dovrebbe chiudersi con un cash flow negativo di oltre 100 milioni di dollari a causa degli ingenti investimenti affrontati a sostegno del biz di Facebook.

Con cosa si ripaga gli investimenti? Cosa può succedere nei prossimi anni? Quali le scelte strategiche da compiere per far sopravvivere il più virale dei social network? [Continua a leggere su Net Sourcer]

Facebook Facts & Figures

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Hey Joe - Pitt canta Jimi Handrix

16 Nov 2008 In: Musica, Varie, film

Nonostante non impazzisca per Michael Pitt come attore, devo riconoscere che la sua cover di Hey Joe (Jimi Hendrix) per il film The Dreamers è veramente fantastica! 

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RSS: come e quando in due passi

14 Nov 2008 In: Varie, comunicazione, network, social

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Facebook? Siamo davvero capaci di gestirlo?

14 Nov 2008 In: Varie, marketing, network, social, viral

 

FaceBook

Da qualche settimana qualche perplessità circa la gestione della privacy su Facebook sta (finalmente) incombendo nel mondo:

non esiste gestione della privacy.  

Possiamo cercare di aggirare il tutto con sostegni a favore delle restrizioni attivabili, ma di fatto una vola dentro la tua vita è di dominio pubblico. Da un lato è sicuramente molto interessante, ma come raccontano i telegiornali (anche se in misura decisamente minore rispetto ai fatti che davvero si stanno verificando) esiste un lato che non può essere controllato. L’unica tutela è l’intelligenza degli utenti e il non voler invadere la privacy altrui in modo eccessivamente marcato. 

Di fatto Facebook si è rivelata come innovazione assoluta nella gestone dei contatti e dei mezzi di comunicazione, ma non è in grado di gestire la sfera più “ludica” da quella “lavorativa” o con contatti di maggiore rilevanza.

Non è di fatto nemmeno in grado di tutelare la gestione della privacy impostata, a causa di diversi bachi contenuti all’interno (chi non se n’è accorto?)

Proprio oggi su Corriere.it, Marta Serafini spiega con toni limpidi e immediati quali siano le problematiche che possono scaturire da un utilizzo eccessivo e non di un mezzo come Facebook: 

Umberto Rapetto, colonnello del GAT (nucleo antifrodi telematiche della Guardia di Finanza dice: «Il furto di identità è invece molto più facile: nei social network come Facebook, MySpace, Linkedin milioni di persone consegnano a un universo di interlocutori sconosciuti la propria radiografia anagrafica. Chiunque può appropriarsi della vita di chiunque. Casi ce ne sono già stati, con relative denunce (è successo in Gran Bretagna) »

e continua con

«controllare un mondo anarchico è impossibile, i server ricadono sotto legislazioni straniere fuori dall’orbita giurisdizionale italiana. Sarebbe possibile controllare il network solo se fosse “cittadino” italiano a tutti gli effetti», afferma il colonnello. Per difendersi la regola è: «Stare fermi il più possibile e non proporre più di quanto ci viene chiesto». Ma spesso i filtri saltano: il motore non regge. Così, pure chi non è amico può mettere il naso nei tuoi affari.

Un dilemma, esserci o non esserci? Sociologi, psicologi ed economisti si sono già espressi. «Facebook rende soli», ha detto Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico). «Facebook non disturba il lavoro», tranquillizza una ricerca inglese. «Facebook ha bisogno di fondi perché spende oltre un milione di dollari al mese solo in energia elettrica», dice TechCrunch, il blog creato da Michael Arrington e dedicato alle segnalazioni sul Web 2.0. «E Facebook, non essendo una compagnia fondata con lo scopo di fare soldi, morirà». Già, morirà. Ma uscirne è difficile. In gergo si dice suicidarsi. Si compila un modulo spiegandone le ragioni. Le opzioni vanno da “Facebook sta creando problemi alla mia vita sociale”, fino a “si tratta di uno stato temporaneo. Tornerò”. Il profilo resta ad memoriam, coperto di grigio come una tomba, e i dati, attenzione, rimangono nel sistema.

L’articolo si conclude con il The End all’Americana a Facebook

Negli Usa molti utenti hanno già smesso. Così, proprio nel momento in cui Facebook raggiungeva l’apice, ha iniziato a soffrire. Come una bolla speculativa da subprime. Gli iscritti hanno capito. E si sono suicidati in massa.”

 

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_novembre_11/magazine_facebook_075505ba-b009-11dd-981c-00144f02aabc.shtml

 

Purtroppo è così, e il problema della privacy si sta cominciando ad avvertire anche in Italia ora che i numeri si stanno sensibilmente alzando…. 

A seguire un video interessanti che ne descrivono lo sviluppo e le caratteristiche principali:

 

Fino a giungere a un corto americano che ne esagera i tratti… ma che rende bene il senso:

E voi? che ne pensate?

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