
Da qualche settimana qualche perplessità circa la gestione della privacy su Facebook sta (finalmente) incombendo nel mondo:
non esiste gestione della privacy.
Possiamo cercare di aggirare il tutto con sostegni a favore delle restrizioni attivabili, ma di fatto una vola dentro la tua vita è di dominio pubblico. Da un lato è sicuramente molto interessante, ma come raccontano i telegiornali (anche se in misura decisamente minore rispetto ai fatti che davvero si stanno verificando) esiste un lato che non può essere controllato. L’unica tutela è l’intelligenza degli utenti e il non voler invadere la privacy altrui in modo eccessivamente marcato.
Di fatto Facebook si è rivelata come innovazione assoluta nella gestone dei contatti e dei mezzi di comunicazione, ma non è in grado di gestire la sfera più “ludica” da quella “lavorativa” o con contatti di maggiore rilevanza.
Non è di fatto nemmeno in grado di tutelare la gestione della privacy impostata, a causa di diversi bachi contenuti all’interno (chi non se n’è accorto?)
Proprio oggi su Corriere.it, Marta Serafini spiega con toni limpidi e immediati quali siano le problematiche che possono scaturire da un utilizzo eccessivo e non di un mezzo come Facebook:
Umberto Rapetto, colonnello del GAT (nucleo antifrodi telematiche della Guardia di Finanza dice: «Il furto di identità è invece molto più facile: nei social network come Facebook, MySpace, Linkedin milioni di persone consegnano a un universo di interlocutori sconosciuti la propria radiografia anagrafica. Chiunque può appropriarsi della vita di chiunque. Casi ce ne sono già stati, con relative denunce (è successo in Gran Bretagna) »
e continua con
«controllare un mondo anarchico è impossibile, i server ricadono sotto legislazioni straniere fuori dall’orbita giurisdizionale italiana. Sarebbe possibile controllare il network solo se fosse “cittadino” italiano a tutti gli effetti», afferma il colonnello. Per difendersi la regola è: «Stare fermi il più possibile e non proporre più di quanto ci viene chiesto». Ma spesso i filtri saltano: il motore non regge. Così, pure chi non è amico può mettere il naso nei tuoi affari.
Un dilemma, esserci o non esserci? Sociologi, psicologi ed economisti si sono già espressi. «Facebook rende soli», ha detto Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico). «Facebook non disturba il lavoro», tranquillizza una ricerca inglese. «Facebook ha bisogno di fondi perché spende oltre un milione di dollari al mese solo in energia elettrica», dice TechCrunch, il blog creato da Michael Arrington e dedicato alle segnalazioni sul Web 2.0. «E Facebook, non essendo una compagnia fondata con lo scopo di fare soldi, morirà». Già, morirà. Ma uscirne è difficile. In gergo si dice suicidarsi. Si compila un modulo spiegandone le ragioni. Le opzioni vanno da “Facebook sta creando problemi alla mia vita sociale”, fino a “si tratta di uno stato temporaneo. Tornerò”. Il profilo resta ad memoriam, coperto di grigio come una tomba, e i dati, attenzione, rimangono nel sistema.
L’articolo si conclude con il The End all’Americana a Facebook
“Negli Usa molti utenti hanno già smesso. Così, proprio nel momento in cui Facebook raggiungeva l’apice, ha iniziato a soffrire. Come una bolla speculativa da subprime. Gli iscritti hanno capito. E si sono suicidati in massa.”
Purtroppo è così, e il problema della privacy si sta cominciando ad avvertire anche in Italia ora che i numeri si stanno sensibilmente alzando….
A seguire un video interessanti che ne descrivono lo sviluppo e le caratteristiche principali:
Fino a giungere a un corto americano che ne esagera i tratti… ma che rende bene il senso:
E voi? che ne pensate?

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io penso che chi accede a determinati servizi in rete debba essere informato sui “pericoli” in cui può incorrere, come la questione della privacy.
Per il resto, una volta dato il consenso, credo che formule ostentate di moralismo e/o demonizzazione (vedi articolo apparso su “il foglio” dal titolo “facebook rovina famiglie” o qualcosa del genere, non ricordo) siano un modo come tanti altri per sviare da altri problemi, ben più seri e difficili da individuare.
Perché se io, per esempio, decidessi di abbandonare la scuola perché voglio soltanto giocare con la mia xbox360, il problema non è che esiste la xbox360!!!
Spero di aver espresso il mio pensiero in modo chiaro.
Il discorso sarebbe molto più lungo, ma non è questa la sede
Grazie per l’interessante articolo,
ciao
a me piace facebook, perchè grazie a questo programma, riesco a parlare con un mio amico che lavora i Brasile! e questa per me è quasi una magia!